DispensaBarzotti

nasce nel 2014 da Alessandra Ventrella e Rocco Manfredi, entrambi diplomati in drammaturgia alla Scuola Paolo Grassi di Milano nel 2013.

Fin dalla sua creazione, la compagnia, indaga la percezione del reale. Il rapporto tra umano e non umano, tra animato e inanimato, tra la realtà e la magia, tra il reale e l’illusione.

Il loro primo spettacolo è “La Morte tifa Barbie(finalista Premio Gianni Damiano per l’arte di strada 2015). Nel 2015 creano “Homologia(segnalazione speciale Premio Scenario 2015 e Finalsita In-box 2017) .

Per il Teatro delle Briciole di Parma realizzano la creazione site-specific “Elogio del manichino” per Insolito Festival 2015 e lo spettacolo itinerante “Cosa sono le lucciole” per Insolito Festival 2016.

Nel 2017 creano lo spettacolo “Victor“, liberamente ispirato a Frankenstein di Mary Shelley (Premio Strabismi 2017, Premio Casa con Vista Fringe 2017 | Torino Fringe Festival, Premio delle Giurie 2017 | Direction Under 30, Nomination – Miglior spettacolo 2018 | Small Season Festival, Sofia, Bulgaria).

Dal 2015 DispensaBarzotti conduce svariati laboratori di ricerca teatrale dedicati agli adulti e ai bambini, collaborando con il Teatro delle Briciole di Parma, Associazione UOT_Unità di organizzazione teatrale, Teatro Sociale Gualtieri e Europa Teatri.

La collaborazione di Rocco con il festival Tutti Matti per Colorno organizzato da TeatroNecessario alimenta l’interesse per il teatro di strada, per le arti del circo e la marionetta. Nel 2014/2015 Rocco frequenta Asanisimasa, una serie di atelier per studiare le principali tecniche dell’animazione contemporanea con a compagnia RiservaCanini. Nel 2018 Alessandra segue la formazione in Magie Nouvelle alla CNAC – Centre National des Arts du Cirque a Châlons-en-Champagne,Francia. Insieme hanno frequentato numerosi stage tra cui quello di Magie Nouvelle a indirizzo scenografico e tecnici della scena a l’ENSATT (École Nationale Supérieur des Arts et Techniques du Théâtre) a Lyon, Francia.

DispensaBarzotti collabora stabilmente con l’attrice Consuelo Ghiretti, il performer Francesco Napoli e il drammaturgo e performer Riccardo Calabrò.

La nostra dispensa è dispersa in un fondale marino.
Lontano, in un luogo silenzioso.
La nostra dispensa è dismessa e dimenticata.
Apparteneva ad un’antica nave e custodiva il nutrimento dei marinai.
In questo luogo, accadono cose impossibili.
A volte, qui, vengono a galla reperti e fossili meravigliosi.
A volte rovine.
Spesso appaiono per un momento soltanto
per poi ritornare
nell’oscuro fondale che abitano assieme a creature mitologiche…

Le nostre immagini sono qui, in questo luogo immaginario,
dove ci tuffiamo per scivolare al di fuori della nostra realtà e vivere,
per un tempo, nell’inesauribile segreto che è il mistero.

Vi arriva il poeta
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
di inesauribile segreto

G.Ungaretti,  “Il porto sepolto”

Della nostra lingua non una sola parola ci è nota. È la lingua in cui ci parlano le cose mute, le cose indicibili e quelle indefinibili. È la voce della magia e cerchiamo di trasformarla in una forma teatrale che sia alla base della nostra scrittura, composizione di immagini. Scaviamo nei luoghi dove sono sepolte le cose che non avvennero mai, ma sono sempre. Tutto ciò che è anteriore ad ogni ricordo. Talvolta scorgiamo tracce fugaci, talvolta ci pare di scovare qualche cosa e così, i limiti della nostra realtà svaniscono per alcuni istanti. La magia infatti, sfuma i confini tra possibile e impossibile; parte dal reale, inizia dal vivo, davanti agli occhi dello spettatore, ma è un tentativo di andare oltre. Invitiamo lo sguardo a posarsi su immagini non finite; invitiamo a fare proprie le visioni, a completarle, a moltiplicare i sensi che abbiamo immaginato.

Come archeologi subacquei, altro non possiamo fare che andare a cercare rovine e reperti in quel fondale marino che cela le nostre memorie nelle profondità immense del suo abisso. E tentare di riportare i fossili alla luce per un momento, di ricostruirli, di ridare loro quell’antica dignità e quel silenzioso orgoglio. Solo per un momento.